Pierluigi Nervi, nipote dell’omonimo architetto che costruì lo Stadio Flaminio si dimostra favorevole alla ristrutturazione dell’impianto da parte della Lazio.
Scende in campo anche un componente della famiglia Nervi per dare il proprio appoggio al progetto della Lazio di ristrutturare il Flaminio e di rendere l’impianto il nuovo stadio della formazione biancoceleste. Pierluigi Nervi, nipote (e quasi omonimo) del famoso architetto Pier Luigi Nervi, che realizzò la struttura del Flaminio, ma anche dell’Artemio Franchi di Firenze, ha dichiarato pubblicamente di essere d’accordo e favorevole alla realizzazione dei lavori di ammodernamento da parte della Lazio.
Con una lettera indirizzata al comune di Roma, e resa pubblica da Adnkronos, l’architetto Nervi invita il Campidoglio ad accogliere il progetto del club capitolino, volto a ridare vita ad un impianto che cade in stato d’abbandono da anni.
Stadio Flaminio, Nervi appoggia la Lazio

“La maggior parte degli impianti sportivi dedicati al calcio in Italia ed all’estero, sono in via di ristrutturazione, sia in corso sia in progetto. Le norme sono cambiate, gli stadi si devono adeguare. In tutti i casi gli interventi sono ovviamente strutturalmente importanti, in generale tali da alterare la percezione dell’esistente rispetto al nuovo; in alcuni casi addirittura l’impianto precedente è stato demolito per realizzare quello nuovo. Non ci si è preoccupati di preservare la struttura attuale, anzi si è demolita. Nella maggior parte dei casi si è provveduto a dotare i nuovi impianti di servizi e locali a vantaggio della collettività, per permettere sia un uso quotidiano sia un ritorno economico che ne consenta una corretta gestione”.
Nella maggior parte dei casi si è provveduto a dotare i nuovi impianti di servizi e locali a vantaggio della collettività, per permettere sia un uso quotidiano sia un ritorno economico che ne consenta una corretta gestione. Ovviamente in ogni caso ci può essere, come anche tra noi coeredi, chi approva e chi è contrario ad un simile intervento.
Giova però evidenziare il fatto che il progetto in questione è il solo, alla data odierna, che può salvaguardare e mantenere in vita l’impianto realizzato per le Olimpiadi del 1960, che ha oramai superato la durabilità attesa per una struttura in cemento armato realizzata negli anni ’60, esposto agli agenti atmosferici per 67 anni, mai manutenuto secondo criteri di conservazione dei materiali idonei alle sue condizioni, bensì lasciato nell’incuria e nel degrado evidente che è sotto gli occhi di tutta la collettività con un inaccettabile impatto per la città di Roma in un quadrante di grande rilievo storico artistico.
Non esiste alcun caso di intervento di ristrutturazione/ampliamento che abbia lasciato inalterato il complesso precedente in modo sostanziale. Nel caso del Flaminio l’intervento sull’impianto attuale restituisce le funzioni e l’aspetto originari; quest’ultimo è garantito dal fatto che i nuovi telai strutturali avranno un passo, distanza tra di loro, doppia rispetto ai precedenti, permettendone la percezione e visibilità”