Il Corriere dello Sport racconta i retroscena della trasformazione della Lazio. Fondamentale il lavoro di Gattuso nel ricompattare il gruppo.
La Lazio di Gattuso è una delle sorprese più significative di questa stagione. I risultati e il primato in classifica raccontano soltanto una parte del lavoro compiuto dal tecnico, che ha saputo intervenire soprattutto sull’aspetto umano, ricostruendo un gruppo che arrivava da mesi complicati. Come racconta il Corriere dello Sport, il primo passo di Rino è stato proprio quello di ritrovare lo spogliatoio e ricreare un legame tra i giocatori.
Lazio, il metodo Gattuso

Dopo le difficoltà dell’ultima esperienza con Sarri, l’allenatore ha iniziato il proprio percorso contattando telefonicamente i senatori, per poi allargare progressivamente il dialogo a tutto il gruppo. Ha chiesto disponibilità, partecipazione e fiducia, riuscendo a isolare la squadra dalle tensioni esterne: dal mercato a saldo zero alla contestazione della tifoseria nei confronti di Lotito.
Il concetto di famiglia è diventato centrale nella sua gestione. Gattuso pretende rispetto delle regole, puntualità e disciplina, ma ha compreso che per entrare davvero in sintonia con i calciatori serve anche un rapporto personale. Lo ha spiegato lui stesso: «Devi trovare una chiave per entrare nella testa dei giocatori. Prima tornavo a casa col mal di stomaco».
Un’evoluzione rispetto al passato, con un allenatore sempre più attento al confronto e alla comprensione delle esigenze dei singoli. La sua disponibilità al dialogo non significa rinunciare all’autorità: «Non permetto a nessuno di rovinarmi gli allenamenti».
Spogliatoio unito e rapporti ricostruiti
Come sottolinea il Corriere dello Sport, uno dei risultati più evidenti riguarda proprio gli equilibri interni. Gattuso ha lavorato per superare le divisioni, puntando su un gruppo rinnovato e senza concedere troppo spazio ai malumori. Anche le scelte di mercato, con l’uscita di alcuni elementi scontenti, hanno contribuito a ridisegnare lo spogliatoio.
La coesione raggiunta emerge dalle parole dello stesso tecnico: «Sembra che ci conosciamo tutti da anni». Un clima che ha permesso anche ai giocatori subentrati di sentirsi protagonisti. Dopo il Cagliari, Rino aveva evidenziato il contributo di Pedraza, Dele-Bashiru e Pinamonti, sottolineando la capacità della squadra di trovare risorse anche in una situazione condizionata dalle assenze.
Il lavoro non si è fermato al campo. Gattuso organizza periodicamente cene con i dipendenti biancocelesti per rafforzare i rapporti all’interno del club e ha chiesto anche una riorganizzazione dello staff medico, con l’obiettivo di curare ogni dettaglio.
Una Lazio offensiva, ma con un’identità precisa
La trasformazione si riflette inevitabilmente anche sul terreno di gioco. Pressing alto, terzini coinvolti nella fase offensiva, difensori centrali chiamati a prendersi responsabilità negli uno contro uno: la squadra ha sviluppato un’identità riconoscibile e un calcio propositivo. Sono già dodici i giocatori diversi andati a segno, con Noslin e Isaksen in testa a quota quattro reti.
Senza dimenticare la fase difensiva: sono appena otto gol incassati, il miglior dato della Serie A. La sfida, adesso, sarà mantenere questa efficacia anche quando le avversarie avranno più elementi per studiare e contrastare il gioco biancoceleste. La Lazio di Gattuso ha sorpreso tutti, ma per continuare a stupire dovrà evitare di diventare prevedibile.