Il presidente Lotito ha ricostruito davanti ai PM il presunto disegno volto a sottrargli il controllo del club. Nel verbale anche i riferimenti alle proteste dei tifosi, alle collette online e agli articoli pubblicati da Il Tempo.
L’inchiesta per presunto aggiotaggio legata alla Lazio continua a far emergere nuovi elementi. Al centro della vicenda ci sono le dichiarazioni rese dal presidente biancoceleste e senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, agli inquirenti, ai quali ha esposto la propria ricostruzione di un presunto tentativo di costringerlo a cedere la società. Secondo quanto riportato da Repubblica, nel verbale compaiono riferimenti al mondo politico, agli interessi economici, alla contestazione della tifoseria e alla copertura mediatica riservata alla sua gestione.
L’inchiesta per aggiotaggio e il presunto disegno contro Lotito
Il 30 giugno 2026 Lotito ha fornito ai magistrati una lunga ricostruzione, confluita negli atti dell’indagine per aggiotaggio coordinata dal pm Lorenzo Del Giudice. Nel fascicolo figurano Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini, rispettivamente faccendiere e firma de Il Tempo, e presidente e amministratore delegato della Banca del Fucino.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre avrebbero diffuso notizie false sulla possibile vendita della Lazio con l’obiettivo di influenzare l’andamento del titolo in Borsa. Nel frattempo, il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro dei dispositivi elettronici di Bisignani e Maiolini.
Lotito, dal canto suo, ritiene che dietro la vicenda possa esserci un progetto finalizzato a sottrargli il controllo del club, anche attraverso pressioni per indurlo a vendere a condizioni sfavorevoli.
«C’è un pezzo di politica (…) ma c’è gente che c’ha interessi economici e c’è qualcuno che vuole costringermi a vendere a un prezzo vile».
Il presidente ha poi insistito sull’esistenza di un possibile acquirente che, a suo giudizio, non sarebbe ancora uscito allo scoperto.
«Ancora non si è palesato l’individuo interessato. Lo mantengono nascosto» – continua il senatore di Forza Italia –. «La Lazio è inscalabile. Chiamassero l’emiro, ma io poi dirò non mi interessa, non la vendo».
La contestazione degli ultras e i sospetti sulle iniziative online
Nelle dichiarazioni riportate da Repubblica trovano spazio anche le proteste della tifoseria biancoceleste, che proseguono contro la presidenza. Lotito ha avanzato una propria interpretazione del ruolo di alcuni pub frequentati dai sostenitori, ipotizzando che possano esserci interessi economici e attività illegali legati al sistema della contestazione. Si tratta di supposizioni attribuite al presidente, non di fatti accertati.
«Non dovete andare allo stadio, perché le partite dovete venirle a vedere nei nostri pub» – la ricostruzione che Lotito consegna ai pm in base a sua supposizioni –. «Lì c’è sicuramente il beverage, il food e poi altra cosa che lei può immaginare di natura illegale».
Il riferimento, nella sua ricostruzione, è allo spaccio e al sesso. Lotito ha inoltre sostenuto che il movimento sarebbe gestito da un gruppo ristretto di persone, traendo vantaggi economici dalle iniziative collegate alla protesta.
«sono 80-90 persone che governano ‘sto processo. Il risultato? I pub guadagnano e si sono tutti sistemati».
Nel mirino del presidente sono finite anche le raccolte di denaro promosse online. Lotito ha spiegato di aver cercato di risalire ai soggetti coinvolti, facendo riferimento a un IBAN diffuso per sostenere un’iniziativa contro di lui e ipotizzando che fosse riconducibile a una società commerciale attiva nella vendita di abbigliamento per tifosi.
«Io devo fare il mestiere suo, perché ho lo spirito venatorio».
Tra manifesti e striscioni di contestazione portati anche da aerei, il presidente ha quindi sollevato interrogativi sui finanziamenti delle iniziative: «Chi paga e perché?».

Il caso Il Tempo e il contatto con l’editore Angelucci
Un altro capitolo delle dichiarazioni riguarda Il Tempo, quotidiano che, secondo quanto riferito nell’articolo di Repubblica, ha pubblicato ripetutamente attacchi nei confronti di Lotito. Il presidente ha ipotizzato che la continuità della linea editoriale potesse rispondere a una strategia precisa, anziché a episodi isolati.
«Chi commissiona gli articoli sul Tempo? Un giornale che si prende la briga e la responsabilità di fare una campagna in modo continuativo tutti i giorni (…) ci sarà una finalità, non è più un fatto sporadico, c’è un disegno».
Per chiedere chiarimenti, Lotito ha raccontato di aver contattato l’editore Giampaolo Angelucci, che conosce da molti anni, ricevendo una risposta di solidarietà. Nel verbale viene riportato anche il passaggio in cui Angelucci avrebbe annunciato l’intenzione di intervenire con il direttore del giornale, Daniele Capezzone.
«Questo è vergognoso, adesso prendo (…) Capezzone (il direttore, ndr). Questo qua non se deve permettere, tu sei amico di famiglia».
Infine, Lotito ha rivelato che in passato avrebbe potuto valutare l’acquisto del quotidiano, immaginando un possibile collegamento con la società biancoceleste: «Potevo fare l’abbinata con la Lazio».
Le dichiarazioni del presidente delineano così la sua versione di una vicenda che intreccia l’indagine giudiziaria, le tensioni con una parte della tifoseria e i rapporti con il mondo dell’informazione. Le ipotesi da lui formulate restano da distinguere dagli eventuali fatti che saranno accertati nell’ambito del procedimento.