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Lazio, oggi il primo verdetto sul Flaminio: i dubbi della Soprintendenza

Lazio, oggi il primo verdetto sul Flaminio: i dubbi della Soprintendenza

Atteso il primo responso della Conferenza dei servizi sul progetto di ristrutturazione dello Stadio Flaminio da parte della Lazio. Margiotta Nervi: “Non sarà mai uno stadio di Serie A”.

Il progetto del Flaminio entra in una fase decisiva. È atteso per oggi il primo riscontro della Conferenza dei servizi preliminare, chiamata a esaminare la documentazione presentata dalla Lazio per la riqualificazione dello storico impianto romano. E tra i pareri più importanti c’è quello della Soprintendenza di Roma, che avrebbe già manifestato perplessità su alcuni elementi architettonici dell’intervento.

La questione centrale riguarda soprattutto la volontà del club biancoceleste di portare la capienza dello stadio a circa 50 mila posti attraverso una nuova sovrastruttura poggiata su cavalletti. Una soluzione che rischia di entrare in collisione con la necessità di preservare il disegno originale concepito da Pier Luigi e Antonio Nervi.

Il progetto della Lazio e i 437,5 milioni

Lazio

Lo schema di convenzione prevede che Roma Capitale conceda alla Lazio il diritto di superficie sul Flaminio per 90 anni. L’investimento complessivo indicato nel piano ammonta a 437,5 milioni di euro, con 10 milioni di capitale sociale e il resto tramite prestiti bancari. Un progetto imponente, dunque, che dovrà però superare tutti gli ostacoli autorizzativi prima di poter diventare concreto.

La Conferenza dei servizi preliminare non si limiterà agli aspetti economici dell’operazione, ma entrerà nel merito delle caratteristiche progettuali, a partire proprio da quelle architettoniche.

Lazio, i Nervi remano contro

È qui che potrebbe arrivare il primo vero ostacolo. La Lazio punta a trasformare il Flaminio in uno stadio moderno e funzionale alle esigenze della Serie A, ma la Soprintendenza avrebbe chiesto di non compromettere l’impianto originario dell’opera.

La realizzazione della sovrastruttura necessaria per raggiungere la capienza prevista rappresenta quindi uno dei punti più delicati dell’intero progetto. Il parere delle Belle Arti potrebbe diventare determinante per capire se e in che modo l’idea della Lazio potrà essere portata avanti.

Margiotta Nervi: “Non potrà mai essere uno stadio di Serie A”

Nel frattempo è tornata a parlare Elisabetta Margiotta Nervi, coordinatrice esecutiva del Laboratorio Nervi presso il Politecnico di Milano e moglie di uno dei nipoti dell’architetto che progettò il Flaminio. La sua posizione sul futuro dell’impianto è netta:

«Il Flaminio è un bene tutelato, un pezzo di storia non solo di Roma ma dell’Italia intera. È nostro dovere primario conservare l’opera di Pier Luigi e Antonio Nervi e trovare una funzione che si adatti alla sua forma originale, restituendo lo stadio alla cittadinanza senza snaturarlo. Non potrà mai essere uno stadio di Serie A».

«La Lazio persegue le proprie esigenze in maniera chiara, ma il nuovo progetto non rispetta quello originale, arrivando a deturparlo».

Il tema, secondo Margiotta Nervi, non sarebbe quindi soltanto quello di trovare una destinazione per lo stadio, ma di farlo senza alterarne il valore storico e architettonico. La giornata di oggi potrebbe rappresentare dunque il primo passaggio cruciale per il progetto biancoceleste. Il Flaminio è ancora lontano dal diventare la nuova casa della Lazio: il parere della Soprintendenza potrebbe indirizzare in maniera decisiva il futuro dell’intera operazione.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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