La Lazio non si limita più ad aspettare l’avversario: con Gattuso ha imparato ad aggredirlo, costruendo attraverso il pressing una delle proprie principali certezze.
La nuova Lazio di Gennaro Gattuso nasce da un’idea precisa: non lasciare che siano gli avversari a decidere come sviluppare la partita. I 13 punti conquistati nelle prime cinque giornate rappresentano il dato più evidente, ma dietro alla classifica c’è soprattutto una squadra che sta assumendo una fisionomia sempre più riconoscibile.
Il principio è quello della pressione costante, accompagnata da rotazioni e continui cambi di posizione. L’obiettivo è togliere riferimenti a chi affronta i biancocelesti, costringendolo a giocare sotto pressione e soprattutto a commettere errori nella propria costruzione.
I dogmi di Gattuso: aggressività e movimento

La Lazio riesce a farlo senza perdere equilibrio. Taylor rappresenta uno dei punti di riferimento nella prima costruzione, abbassandosi per ricevere e dare ordine alla manovra. Frattesi, invece, dispone di maggiore libertà per attaccare gli spazi e inserirsi, fino a trasformarsi spesso in un attaccante aggiunto. Alle sue spalle c’è Belahyane, rilanciato da Gattuso, con il compito di garantire copertura e consentire ai compagni di muoversi con maggiore libertà.
Anche davanti i movimenti sono fondamentali. Zaccagni partecipa sempre più alla costruzione e non si limita a occupare la propria zona, mentre Tavares trasforma la fascia sinistra in una corsia di continua spinta. I movimenti di Noslin, spesso portato ad arretrare, contribuiscono invece a disordinare le marcature e ad aprire corridoi per gli inserimenti.
Non è quindi semplice libertà lasciata ai singoli. Ogni movimento è collegato a quello del compagno e produce una conseguenza sulla struttura avversaria.
Il pressing della Lazio non aspetta l’errore: lo costruisce
È probabilmente questo l’aspetto più interessante del lavoro di Gattuso. La Lazio non si limita a sfruttare gli spazi che l’avversario concede: prova a creare quelle condizioni attraverso l’intensità della pressione, il ritmo e la continua ricerca di nuove linee di passaggio.
Ed è proprio qui che si trova uno degli elementi più significativi della trasformazione. Gattuso ha ereditato una squadra che con Sarri aveva imparato a muoversi in maniera estremamente coordinata, con principi di gioco riconoscibili e una grande attenzione alle distanze tra i reparti. Al tecnico calabrese è riuscito però di aggiungere una componente diversa: maggiore aggressività nella riaggressione e la volontà di recuperare il pallone più avanti, evitando di abbassarsi sistematicamente in blocco.
Il risultato è una Lazio che non ha cancellato quanto costruito in precedenza, ma lo ha arricchito con nuove soluzioni. La pressione è diventata un’arma per attaccare, non soltanto uno strumento per difendere.
La classifica racconta dunque soltanto una parte del grande avvio biancoceleste. Le prestazioni stanno iniziando a spiegare il resto: la Lazio di Gattuso non sta semplicemente ottenendo risultati, sta costruendo un’identità precisa e moderna.