Il piano economico finanziario della Lazio svela la struttura dell’operazione Flaminio: oltre 280 milioni dalle banche, 75 dai soci e 24 di contributi pubblici.
Il progetto dello Stadio Flaminio entra nel vivo e, insieme ai dettagli sulla riqualificazione dello storico impianto romano, emergono anche i numeri dell’operazione finanziaria pensata dalla Lazio. Il club di Claudio Lotito ha infatti presentato al Comune di Roma un Piano Economico Finanziario (PEF) da 70 pagine che mette nero su bianco costi, finanziamenti e prospettive economiche dell’intervento.
La cifra complessiva prevista per la realizzazione del progetto è di 437,5 milioni di euro. La Lazio, però, contribuirebbe direttamente con appena 10 milioni, pari al 2,3% dell’investimento totale. Il resto dell’operazione sarebbe sostenuto principalmente attraverso finanziamenti bancari, risorse dei soci, contributi pubblici e credito IVA.
Lazio, i costi per ristrutturare l’impianto

La fetta più importante del finanziamento arriverebbe dagli istituti di credito. Secondo quanto riportato da Il Tempo il PEF prevede infatti 283,5 milioni di euro di finanziamenti bancari, con un tasso del 6%. Altri 75 milioni figurano invece alla voce “soci”. Il documento non specifica chi siano i soggetti coinvolti, ma indica che queste somme verrebbero messe a disposizione senza interessi fino al 2059.
Completano il quadro 24 milioni di contributi pubblici e 45 milioni di credito IVA. Una struttura che riduce quindi in maniera significativa l’esborso diretto iniziale della Lazio rispetto al valore complessivo dell’opera.
La situazione è stata analizzata da Calcio e Finanza. Considerando l’intero investimento da 437,5 milioni, il rendimento dell’opera viene stimato al 13,26%. Diverso il dato relativo al capitale direttamente investito dalla Lazio: sui 10 milioni messi dal club, il rendimento previsto arriva infatti al 63,86%. La differenza che evidenzia il ruolo centrale dei finanziamenti esterni nella sostenibilità economica del progetto.
Lazio, legata al Flaminio fino al 2114
Uno dei punti più delicati riguarda il rimborso dei finanziamenti. La rata annuale prevista dal piano è di 19,76 milioni di euro, con i ricavi generati dallo stadio chiamati a garantire il servizio del debito.
Il PEF indica un Debt Service Coverage Ratio (DSCR) pari sostanzialmente a 1: la cassa disponibile per il rimborso sarebbe quindi pressoché equivalente alla rata da pagare. Un equilibrio che lascia un margine particolarmente ridotto rispetto agli eventuali imprevisti nella gestione dell’impianto.
La struttura finanziaria prevede inoltre una maxi rata da 85,08 milioni di euro, destinata a essere rifinanziata fino al 2086.
L’orizzonte temporale dell’operazione è ancora più lungo per la quota relativa ai soci, la cui restituzione viene indicata fino al 2114. La prospettiva complessiva del progetto si estende quindi per quasi un secolo.
La Lazio, nelle intenzioni presentate al Comune, avrebbe la gestione del Flaminio attraverso un diritto di superficie della durata di 90 anni. Previsto inoltre un canone annuo di 4,5 milioni di euro fino al 2044.
I conti della Lazio e la sfida Flaminio
Numeri che assumono un peso particolare considerando l’attuale situazione economica del club. La Lazio ha chiuso la semestrale al 30 dicembre 2025 con una perdita di 20,37 milioni di euro, mentre i debiti netti ammontavano a 111,3 milioni. La capitalizzazione in Borsa si attesta invece tra i 110 e i 115 milioni.
Il PEF restituisce dunque l’immagine di un progetto ambizioso e costruito su un orizzonte temporale lunghissimo. La Lazio metterebbe direttamente sul piatto una quota limitata rispetto al valore complessivo dell’opera, affidandosi soprattutto a banche, soci e contributi per sostenere i 437,5 milioni di euro necessari alla riqualificazione.
La frase “lo stadio si paga da solo”, pronunciata nella presentazione del progetto, dovrà ora confrontarsi con i numeri del piano finanziario. E con un’operazione destinata, almeno sulla carta, ad accompagnare il club biancoceleste fino al 2114.