L’islandese arriva dalla Fiorentina in prestito con diritto di riscatto e amplia le alternative offensive della Lazio, tra fascia e trequarti.
Dopo due stagioni alla Fiorentina, Albert Gudmundsson resta in Serie A e riparte dalla Lazio. Il club biancoceleste ha battuto la concorrenza del Bologna nelle ultime ore del mercato, chiudendo l’operazione con la formula del prestito con diritto di riscatto.
Gudmundsson, una soluzione in più per la Lazio
Il ruolo naturale dell’islandese è quello di seconda punta, posizione ricoperta già ai tempi del Genoa. Nel corso della carriera, però, Gudmundsson ha giocato anche da trequartista nel 4-2-3-1 e da esterno offensivo.
È proprio sulla fascia sinistra che Gennaro Gattuso potrebbe utilizzarlo con maggiore frequenza. In quella zona, però, la gerarchia parte da Mattia Zaccagni, capitano e riferimento offensivo della Lazio. Gudmundsson rappresenta quindi soprattutto un’alternativa, almeno nelle prime settimane.
La sua duttilità consente comunque a Gattuso di ampliare le soluzioni a gara in corso. L’islandese può agire anche alle spalle della punta, mentre in caso di necessità può essere utilizzato come falso nove.
Da Zaccagni a Isaksen: come potrebbero cambiare le gerarchie

Con il 4-3-3, Gudmundsson si inserisce principalmente nella rotazione sulla corsia mancina con Zaccagni. A destra, invece, Isaksen resta una delle principali opzioni, con Cancellieri, rimasto a Formello nonostante le voci di mercato.
Al centro dell’attacco il riferimento sarà Andrea Pinamonti, arrivato per ricoprire il ruolo di centravanti titolare. Noslin rappresenta invece una soluzione alternativa con caratteristiche differenti.
Gattuso può cambiare modulo
L’arrivo di Gudmundsson offre però anche una possibilità tattica ulteriore: schierare contemporaneamente lui e Zaccagni.
In questo caso Gattuso potrebbe passare dal 4-3-3 al 4-2-3-1, rinunciando a una mezzala e inserendo un trequartista alle spalle di Pinamonti. Zaccagni resterebbe largo a sinistra, Gudmundsson agirebbe centralmente e un altro esterno completerebbe il reparto.
Una soluzione da utilizzare soprattutto in determinate partite, ma che conferma il valore dell’islandese come elemento capace di modificare l’assetto offensivo senza cambiare gli uomini a disposizione.