Scalata alla Lazio, assolti gli ex Irriducibili: per i giudici fu una dura contestazione, non un’estorsione ai danni di Claudio Lotito.
A quasi vent’anni dai fatti, la Corte d’Appello di Roma ha assolto gli ex appartenenti al gruppo ultras degli Irriducibili della Lazio dall’accusa di aver tentato di estorcere al presidente Claudio Lotito la cessione del club.
Tra gli imputati figurava anche il leader storico del gruppo, Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ucciso nel 2019, oltre all’avvocato Fabio Di Marziantonio. La vicenda risale al 2006, quando gli Irriducibili diedero vita a una lunga e durissima contestazione contro Lotito, culminata in cori, striscioni, proteste e numerosi episodi intimidatori. Secondo l’accusa, tutte queste iniziative avevano un obiettivo preciso: costringere il presidente a vendere la Lazio. Una tesi che, però, la Corte d’Appello non ha condiviso.
Lazio, I Giudici smontano la ricostruzione dell’accusa

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici spiegano che non è stato dimostrato in modo sufficiente che le azioni contestate facessero parte di una strategia finalizzata a obbligare Lotito a cedere le proprie quote societarie. Per questo motivo hanno escluso il reato di tentata estorsione.
Nel corso del procedimento erano stati richiamati anche episodi particolarmente gravi, come le minacce rivolte al presidente, gli attacchi contro Teresa Iannaccone, allora presidente del Coordinamento Lazio Club pro-Lotito, e il noto blitz con lo scarico di letame davanti all’abitazione del patron biancoceleste.
Pur riconoscendo la durezza della contestazione, la Corte ha ritenuto che tali comportamenti non abbiano privato Lotito della libertà di scelta, elemento indispensabile per configurare il reato di estorsione. Secondo i giudici, il presidente non fu mai posto nella condizione di dover scegliere obbligatoriamente tra vendere la società o subire un danno diretto e immediato.
La sentenza sottolinea inoltre che chi ricopre un ruolo dirigenziale nel mondo del calcio può essere destinatario di critiche anche molto aspre da parte della tifoseria. Per la Corte, quanto accaduto rientrò quindi nell’ambito di una campagna di contestazione particolarmente dura, ma non in quello di una condotta penalmente rilevante finalizzata a costringere Lotito a cedere il controllo della Lazio.