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Flaminio, Pierluigi Nervi difende il progetto Lazio: “Finalmente tornerà in vita”

Flaminio, Pierluigi Nervi difende il progetto Lazio: “Finalmente tornerà in vita”

Pierluigi Nervi, erede dei progettisti dell’impianto, promuove il progetto di ristrutturazione del Flaminio della Lazio di Claudio Lotito.

Flaminio, Pierluigi Nervi si schiera con la Lazio

Il progetto della Lazio per la riqualificazione dello stadio Flaminio ha fatto un passo avanti particolarmente significativo. Dopo la pubblicazione delle prescrizioni indicate dalla Soprintendenza al termine della Conferenza dei servizi preliminare, è arrivato infatti il commento di Pierluigi Nervi, architetto ed erede di Pier Luigi e Antonio Nervi, coloro che progettarono l’impianto romano.

Una posizione nettamente favorevole a quanto proposto dal club di Claudio Lotito, nonostante le modifiche che i progettisti dovranno apportare per recepire le indicazioni degli enti competenti. Di seguito la nota pubblicata.

Finalmente il Flaminio tornerà utilizzato

Nel suo intervento, Nervi sottolinea soprattutto lo stato di abbandono in cui versa oggi il Flaminio, paragonandolo a un luogo rimasto per anni in attesa di essere liberato.

«Gli spettatori potevano quasi partecipare all’evento che si svolgeva sul campo di gioco, tanto erano nitidi i dialoghi tra i giocatori e tra questi e le panchine, dovuto alla vicinanza al terreno. Purtroppo negli anni a seguire il disinteresse, l’incuria, l’abbandono fecero si che, come la strega Malefica della fiaba La Bella Addormentata avvolse di rovi il castello ove era prigioniera per renderlo inaccessibile al principe che voleva liberarla, così divenne anch’esso un luogo dove l’accesso fu impossibile per chiunque. Oggi non è possibile nemmeno effettuare una partita di bocce al suo interno».

Poi la presa di posizione sul progetto della Lazio:

«Finalmente esiste uno ed unico progetto che lo riporta in vita, lo restaura, lo ristruttura, lo restituisce alla città e lo rende compatibile con le nuove regole istituite per il calcio internazionale».

Nervi respinge quindi le critiche secondo cui l’intervento rischierebbe di snaturare l’opera originale.

«Non si tratta di uno scempio, come qualcuno lo ha giudicato, ma di un intervento consapevole proposto proprio per il recupero funzionale nel rispetto di chi lo ha progettato e costruito senza alterarne l’aspetto, mantenendone le preziose caratteristiche strutturali e funzionali».

La capienza e la vocazione internazionale

Un altro passaggio riguarda la necessità di mantenere una destinazione sportiva di alto livello e una capienza adeguata agli eventi internazionali.

«Un evidente esempio di rispetto verso l’opera realizzata da mio zio e mio nonno trovando le condizioni necessarie, secondo le nuove esigenze, per tornare ad essere unico, ammirato e goduto nelle occasioni di eventi di importanza internazionale. Bene ha fatto il Comune quando ha chiesto che venisse rispettata la sua vocazione di livello calcistico internazionale come in origine».

Flaminio, una nuova opportunità per Roma

«Il nuovo stadio Flaminio diventerà un elemento di nuova riqualificazione per l’intero quadrante della città. Un nuovo punto di sviluppo socio culturale per il quartiere a completamento di quanto già eseguito, l’Auditorium, il Maxxi, via Guido Reni, fino al Foro Italico; quello che l’ambasciatore Umberto Vattani ha meravigliosamente definito Roma distretto del contemporaneo».

L’erede dei progettisti si interroga infine su cosa avrebbero pensato Antonio e Pier Luigi Nervi del progetto attuale, riconoscendo il valore del lavoro svolto dal gruppo di progettazione.

«Sicuramente avrebbero fatto meglio, ma senza ombra di dubbio non avrebbero superato il rispetto, l’attenzione e l’amore che tutto il gruppo di progettisti ha riversato nel progetto presentato».

Un riconoscimento viene rivolto anche all’architetto Marco casa-monti, oltre che alle istituzioni coinvolte nel percorso, dal Comune di Roma alla Regione Lazio e alla Soprintendenza.

Il dibattito sul futuro del Flaminio resta quindi aperto, ma il progetto della Lazio può contare su un sostegno particolarmente significativo: quello di chi porta il nome e l’eredità della famiglia che ha concepito uno degli impianti più importanti dell’architettura sportiva italiana.

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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