Fondazione Nervi e altre associazioni hanno scritto al Ministero della Cultura per chiedere lo stop alla riqualificazione dello stadio Flaminio presentata dalla Lazio.
Il progetto della Lazio per la riqualificazione dello stadio Flaminio deve fare i conti con un nuovo fronte di opposizione. Come riportato dall’edizione romana de La Repubblica, la Fondazione Pier Luigi Nervi, assieme a Aipai, AAA/Italia, Italia Nostra Roma e Fondazione Bruno Zevi, hanno scritto al ministro della Cultura Alessandro Giuli e ai vertici del Ministero chiedendo di fermare il progetto presentato dal club biancoceleste al Comune di Roma.
Flaminio, la richiesta della Fondazione

Al centro della contestazione ci sono soprattutto le conseguenze che la nuova struttura potrebbe avere sull’impianto progettato da Pier Luigi Nervi e sul suo valore architettonico. Secondo i firmatari dell’appello, il nuovo stadio rischierebbe infatti di finire per nascondere quello originale, compromettendo proprio gli elementi per i quali il Flaminio è sottoposto a vincolo.
Le critiche al nuovo progetto del Flaminio
Lo scorso 10 agosto la Soprintendenza Speciale di Roma ha pubblicato le prescrizioni emerse dalla Conferenza dei servizi preliminare, concedendo un primo via libera di massima al progetto ma indicando allo stesso tempo alcune condizioni da rispettare.
Tra le richieste c’è quella di alleggerire il nuovo anello esterno dello stadio, così da rendere maggiormente percepibile la struttura originaria. Una modifica che, secondo le associazioni, non sarebbe però sufficiente a tutelare il valore dell’opera di Nervi.
La principale preoccupazione riguarda infatti le nuove strutture metalliche, che secondo i promotori dell’appello sarebbero molto più alte rispetto a quelle in cemento progettate originariamente. Il rischio, sostengono, è che l’intervento finisca per nascondere lo stadio anziché valorizzarlo.
A preoccupare è anche l’impatto sul paesaggio. Il progetto porterebbe infatti le nuove altezze a superare il doppio dei 18-20 metri fissati dal bando degli anni Cinquanta.
Ora resta da capire quale sarà la risposta del Ministero e, soprattutto, se l’appello delle associazioni potrà avere conseguenze sulle tempistiche dell’iter oppure sul progetto stesso della Lazio. Per il club biancoceleste si apre dunque un nuovo fronte da gestire nel percorso che dovrebbe portare alla trasformazione del Flaminio nella futura casa della squadra.